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pedagogista GenovaDi Cinzia Leone *

La perdita di senso del tempo – tipica della condizione umana nella ‘modernità liquida’ – è uno degli aspetti fondamentali descritti da Bauman: persone e gruppi sociali che si muovono in un dinamismo frenetico che travolge ogni dimensione della vita. 

E’ sempre più difficile per le persone e quindi per le famiglie fermarsi a riflettere sul livello di soddisfazione delle relazioni che le contraddistingue, sulla loro qualità e funzionalità, a garanzia del benessere dei singoli e dell’intero sistema. Se dal punto di vista psicologico, spesso è alla famiglia e alle dinamiche relazionali interne che sono ricondotte patologie e sofferenze individuali, bisogna riconoscere ad essa anche la potente funzione di cura; non solo perchè è nella famiglia che ci si prende cura dei propri membri ma anche perchè la famiglia, nei periodi di difficoltà di uno o più elementi del sistema, attivandosi nella direzione giusta ha il potere di favorire l’instaurarsi di una nuova condizione di benessere.

In una società che vive correndo, è necessario tutelare la salute del bambino e della famiglia integrando le azioni mirate alla diagnosi, alla cura e alla diffusione di informazioni sanitarie corrette, con interventi di ascolto e sostegno alla genitorialità, per riflettere sulle relazioni intra ed extra familiari ed eventualmente attivare, ri-attivare o tarare alcuni processi educativi, con l’obiettivo di favorire il benessere del “sistema” famiglia.

La prospettiva di riferimento è l’approccio sistemico, in cui i principali rappresentanti (Beavin,  Jackson,  Watzslawik , Bateson)  considerano la famiglia come un sistema, ossia come un’entità che possiede caratteristiche, regole e norme proprie; come “un sistema aperto che funziona in relazione al suo contesto socio-culturale e che si evolve durante il ciclo di vita” (Walsh). Un sistema è “un insieme di unità in reciproca interazione” (Bertalanffy), “un’unità  che funziona come una totalità  che scaturisce dai rapporti di interdipendenza tra i suoi elementi costitutivi” (Lasio). Ogni membro del sistema esercita effetti ed influenze sugli altri, con ripercussioni al tempo stesso sul sistema intero della famiglia.

Secondo tale prospettiva, l’individuo è in grado di influire sul contesto, come il contesto di influire sull’individuo. In quest’ottica, la persona che soffre o presenta un sintomo è considerata la manifestazione di un possibile contesto sofferente, nel quale esistono squilibri che a loro volta hanno influenze disfunzionali sul soggetto sintomatico.

Seguendo l’ottica dell’approccio sistemico in cui ogni azione è considerata anche reazione, e dove un cambiamento in un individuo, parte del sistema, si ritiene influenzi il sistema nel suo complesso (Carta, 1996), la scelta metodologica di intervento pedagogico è di stimolare il processo di cambiamento iniziando a lavorare insieme ai genitori (indipendentemente dall’età dei figli) riconoscendo in loro e nel loro modo di agire, il principale potere curativo del sistema famiglia. Il pedagogista[1] non si focalizza quindi solo sui processi familiari disfunzionali, ma riconosce sempre maggiormente l’importanza delle forze e delle risorse della famiglia (Walsh).

La consulenza del pedagogista, rientrando nelle prestazioni sociali, crea di solito nei genitori poca resistenza rispetto agli interventi di tipo sanitario che, per loro natura, tendono a ricercare i nessi tra segni, sintomi e una patologia.  Anche per questo rappresenta un primo importante passaggio da attivare quando si intuisce che la sintomatologia riscontrata potrebbe essere connessa a problematiche correlate a  dinamiche familiari relazionali che si sviluppano nel rapporto tra genitori e figli o ad aspetti educativi.

Nel corso della presa in carico, il pedagogista che ne riscontri la necessità, dopo aver creato con la famiglia un rapporto di fiducia ed aver individuato bisogni specifici, indirizza i membri interessati ai professionisti di riferimento, quali lo psicoterapeuta, il neuropsichiatra infantile, lo psichiatra, ecc.

A volte è utile procedere con azioni in parallelo ad altri professionisti, ai quali la famiglia può essersi già rivolta o può essere necessario motivarla a farlo; altre volte sono privilegiati incontri alternati o addirittura congiunti con figure professionali diverse (per es. psicoterapeuta-pedagogista o psichiatra-pedagogista). Ciò che comunque deve sempre essere garantito è un approccio integrato e non frammentario degli interventi.

Nel lavoro di consulenza o sostegno pedagogico alla famiglia è sempre necessario tenere i contatti con la scuola o le figure educative di riferimento per il nucleo familiare (maestre di asilo, insegnanti, educatori); talvolta si riscontra anche l’utilità di attivare servizi specifici quali: consultori, distretti sociali, Ser.T., centri di diagnosi e cura di disturbi specifici dell’apprendimento, comunità, ecc.

Nelle situazioni multi-problematiche, che esigono interventi multi-professionali o qualora esistano più operatori attivi sul nucleo familiare, il pedagogista deve preoccuparsi che si costruisca una rete sinergica a sostegno della famiglia. Proprio la natura non autoreferenziale della sua professione e le competenze trasversali che lo contraddistinguono (educative, psicologiche, sociali) lo rendono efficace nel co-costruire e coordinare tale rete; nel ruolo di case manager il pedagogista garantisce efficacia ed efficienza di una presa in carico condivisa.



[1] Specialista dei processi educativi e formativi, interviene a sostegno della persona di qualsiasi età, della coppia, della famiglia, del gruppo, della comunità, per favorire l’attivazione e lo sviluppo di risorse e potenzialità.


* Cinzia Leone è pedagogista, esperta in processi formativi ed educativi, Responsabile pedagogica del Centro LiberaMente di Genova. Lavora da molti anni, anche a livello istituzionale, con i minori e le loro famiglie. Per informazioni o per fissare un appuntamento, contattate il Centro LiberaMente ai recapiti che trovate cliccando qui o scrivete all’indirizzo cinzia.leone@centroliberamente.com

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