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coca crackArticolo di Antonio Floriani*

Nell’attuale panorama del consumo di sostanze la cocaina è sicuramente una delle più diffuse. La maggior parte dei suoi consumatori predilige la modalità inalatoria classicamente nota ovvero sniffata, pippata attraverso la preparazione delle cosiddette strisce o piste.

Se il crack, ovvero la cocaina resa fumabile attraverso un processo chimico che ne riduce la pirolisi (la degradazione del principio attivo per via della temperatura) era fino a qualche anno fa diffuso quasi esclusivamente in America, negli ultimi anni molti consumatori di cocaina anche in Europa e in Italia si sono convertiti alla modalità fumata, attuata nel vecchio continente quasi esclusivamente attraverso il cosiddetto metodo della bottiglia. La sostanza (opportunamente preparata, ovvero “basata” per mezzo di bicarbonato o ammoniaca) viene posizionata, mescolata a cenere, in una sorta di braciere ottenuto da un foglio di carta stagnola bucherellato e collocato sulla bocca di una comune bottiglietta in plastica. Sul fondo della bottiglia viene introdotta dell’acqua e quindi praticato un foro sul lato della bottiglia. La cocaina viene scaldata nel braciere per mezzo della fiamma di un accendino e i vapori prodotti vengono inalati attraverso una cannuccia inserita nel foro sulla bottiglia.

A favorire il consumo di cocaina fumata sono le dinamiche di mercato che hanno orientato lo spaccio verso la produzione e la vendita di prodotti pronti all’uso a basso costo. Il termine “pronta”, ad esempio, sta ad indicare la cocaina già basata idonea all’essere direttamente fumata ed anche il confezionamento in formati solidi standard (detti piastrelle o quadrelli, il cui costo si aggira intorno ai 20-30 €) ne agevola il consumo.

È evidente che per quanto riguarda l’uso di cocaina, non esistono tecniche di assunzione sicure: qualsiasi modalità comporta importanti – e gravi – conseguenze sulla salute, sia in considerazione ai rischi, sia ai danni che ne derivano. Se l’assunzione tramite lo sniffo determina effetti parzialmente “attenuati” e l’insorgenza della compulsione al consumo è in una fase iniziale più lenta, fumare cocaina comporta un craving elevato con il ricorso a quantitativi ingenti di sostanza (la fine del consumo sembra non arrivare mai). Ne consegue una sintomatologia importante che insorge durante l’intossicazione acuta con dispercezioni della realtà, fino alla comparsa di stati allucinatori e deliranti (generalmente di tipo paranoico e persecutorio) che possono perdurare anche una volta terminato il consumo.

Una considerazione costantemente riscontrata dai consumatori di cocaina che si sono ritrovati dipendenti dalla sostanza, è che se i primi tiri (inalata o fumata) hanno prodotto una sensazione di benessere, le assunzioni successive avvengono unicamente per compulsione, ovvero tramite un automatismo non più controllato dalla volontà, sebbene l’effetto inizialmente ricercato sia del tutto svanito e siano di gran lunga aumentati gli effetti indesiderati. Tale fenomeno, scientificamente noto e consistente nella tolleranza inversa (tipicamente attribuito alla cocaina e alle amfetamine) rappresenta una forma di sensibilizzazione alla sostanza riferita alla capacità di una stessa dose di stupefacente di produrre effetti avversi più marcati.

L’aumento dei dosaggi e della frequenza nel consumo indotto tanto dalla scomparsa degli effetti ricercati, quanto dal tentativo di attenuare quelli indesiderati, comporta l’ulteriore aumento degli effetti avversi sia psicologici che fisiologici, sia a breve che a lungo termine.

Lo stato di down che deriva dalla sospensione del consumo è uno stato di profondo malessere scarsamente tollerato da parte del consumatore che aveva riposto nella sostanza aspettative di un benessere immediato. Per tale ragione, sebbene il consumo di cocaina sia prevalentemente per via inalatoria come le tecniche descritte nelle righe precedenti confermano, alcuni consumatori ricorrono nel tempo all’uso iniettivo endovenoso, con l’obiettivo di raggiungere la sensazione di benessere provata nelle fasi iniziali dell’utilizzo.

Gli effetti a lungo termine del consumo di cocaina sono numerosi e assai variabili. Essi consistono non solo nell’induzione di una forte dipendenza ma, proprio come conseguenza di un consumo diventato compulsivo, possono manifestarsi con una serie di sintomi e disturbi clinici. I danni da cocaina possono riscontrarsi praticamente a tutti i livelli dell’organismo: dall’apparato cardiovascolare al sistema nervoso. Dal punto di vista psichico, essi vanno da effetti tossici ansiogeni e convulsivanti, a disforia, crisi d’ansia, attacchi di panico, fino ad arrivare sintomatologie psichiatriche franche come le manie, le psicosi paranoiche, la perdita del contatto con la realtà e stati allucinatori.

Quand’anche alla sospensione completa dell’uso di sostanza non si verifichi un quadro clinico di tale entità, è pressoché costante il riscontro di una sindrome ansioso-depressiva. Essa consiste in una instabilità dell’umore (dall’estremamente deflesso all’inspiegabilmente euforico) così come pure sul versante ansioso (con la possibilità di attacchi di panico).

Non vanno infine dimenticate le ricadute che il consumo compulsivo di cocaina determina sul piano relazionale e sociale, col deterioramento delle relazioni (familiari, sentimentali, amicali), la compromissione economica (con frequente ricorso a reati) e dell’attività lavorativa per via della completa polarizzazione delle attenzioni da parte del soggetto cocainomane sulla sostanza (quindi il tempo che viene dedicato a procurarsela e ad usarla) e per le frequenti dinamiche relazionali che si creano tra soggetto dipendente e le persone attorno a lui.

Solo una protratta astensione dal consumo permette nel tempo l’eventuale recupero e l’auspicata stabilizzazione del quadro psichico.


APPROFONDIMENTO COCAINA  Articoli pubblicati in questa sezione:
Cocaina 1: diffusione di una droga subdola dagli effetti devastanti
Cocaina 2: l’illusione del poterne gestire il consumo
Cocaina 3: modalità d’assunzione e conseguenze del consumo
Cocaina 4: trattamenti, recupero e motivazione al cambiamento


* Antonio Floriani è medico psicoterapeuta, criminologo, Direttore del Centro LiberaMente di Genova. Esperto in dipendenze e comportamenti d’abuso, lavora da molti anni, a diversi livelli, nel settore. Per informazioni o per fissare un appuntamento, contattate il Centro LiberaMente ai recapiti che trovate cliccando qui o scrivete all’indirizzo antonio.floriani@centroliberamente.com

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