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Articolo di Cinzia Leone *

Essere consapevoli di come ci sentiamo noi è il primo passo per poter trovare una strada per stare meglio in relazione con i nostri figli. Questo vale sempre ma in particolare ai tempi del Coronavirus.

L’esperienza che stiamo vivendo è nuova per tutti noi europei: per gli adulti, i giovani e i bambini che hanno avuto la fortuna di vivere fino ad oggi in un periodo storico di benessere e di libertà di movimento come mai nella storia dell’uomo era accaduto, e persino per gli anziani che hanno vissuto la guerra, perché il “nemico” questa volta è del tutto invisibile.

L’attuale situazione di emergenza ci costringe a rinunciare ai nostri ritmi di vita abituali. Ogni cambiamento richiede uno sforzo di riadattamento e può generare piccole o grandi difficoltà, e quello che stiamo vivendo è un cambiamento estremo nel nostro modo di vivere, che inoltre è associato alla forte preoccupazione per la salute nostra, delle persone care e, per empatia, per le persone che stanno soffrendo, e poi per l’economia familiare e del nostro paese.

E’ importante poterci quindi dire che è normale, data la situazione, sentirci in crisi. Possiamo sentirci tristi, confusi, vivere un senso di ansia, di stordimento e disorientamento. Come ci sentiamo dipende anche dallo sforzo che dobbiamo fare quotidianamente nel dover riprogrammare le nostre giornate e le relazioni, senza poter accedere nella memoria a modelli di riferimento personali, familiari, sociali o culturali nostri, perché quello che stiamo vivendo oggi è un fenomeno completamente nuovo, dato che l’unico riferimento, anche rispetto alle misure sanitarie, è la Cina.

Che cosa fare? Le indicazioni istituzionali ricevute sono chiare e si possono riassumere nell’impegnarsi responsabilmente per sé, e soprattutto per i più deboli, a stare il più possibile a casa, ad evitare contatti con le altre persone, familiari e non, per limitare la diffusione del virus in modo che chi si ammala, trovi in ambito sanitario le risorse disponibili per ricevere le cure necessarie.

La domanda che ci poniamo ora è: come gestire i bambini e i ragazzi, in questo periodo di fermo da ogni attività, tenendo conto dei loro bisogni?

Daniele Novara, nell’articolo dal titolo “Cosa possono fare i genitori e gli adulti per non allarmare i più piccoli” ricorda alcuni aspetti importanti:

1. essere bambini significa dipendere quasi totalmente dai genitori;

2. i bambini vivono gli stati d’animo dei genitori;

3. i bambini sono al tempo stesso rassicurati dalla presenza dei genitori.

Allora, in quello che si prospetta un lungo periodo di convivenza forzata h 24 della famiglia dentro le mura domestiche, la relazione con i nostri figli sarà più serena se teniamo conto e ci sintonizziamo sui bisogni specifici dei nostri figli che variano in relazione all’età:

 

  1. IL BISOGNO DI ESSERE INFORMATI CORRETTAMENTE.

E’ necessario informare correttamente di quanto sta avvenendo e dei motivi della limitazione della libertà anche i bambini piccoli, tarando la comunicazione alla loro età, attraverso l’utilizzo di favole e filastrocche che si possono trovare facilmente on line, come quella della pedagogista Sara Caretta dal titolo “Il puntino che si credeva un re”.

 

  1. IL BISOGNO DI ESSERE PROTETTI DA ANSIA E STRESS.

E’ importante non esporre i bambini in modo diretto ai messaggi dei mass media (tv, internet, giornali) che devono essere filtrati dai genitori per non scatenare paure e panico che, oltre a rendere ancora più faticosa la loro (e la nostra) permanenza a casa, potrebbero avere conseguenze di tipo emotivo-psicologico a lungo termine nella loro vita.

I genitori hanno il compito di scegliere accuratamente le informazioni da veicolare ai figli e rielaborarle in modo che siano comprensibili anche per i bambini, restando però veritiere e prive di contenuti allarmistici e angoscianti.

 

  1. IL BISOGNO DI ESSERE GUIDATI.

Al tempo del Coronavirus i bambini hanno bisogno di essere correttamente informati in base all’età ma anche di essere guidati dagli adulti, senza essere spaventati, né minacciati. I genitori dovrebbero quindi preoccuparsi soprattutto di dare loro indicazioni chiare e coerenti su ciò che possono e non possono fare (lavarsi spesso le mani, non toccarsi il naso, la bocca gli occhi, non avere contatti con altre persone), piuttosto di investire energie nell’approfondire spiegazioni e motivazioni nella speranza che i bambini siano d’accordo e quindi collaborativi.

In questo lungo periodo a casa è inoltre utile dare loro un ritmo alla giornata mantenendo ferme alcune attività: il sonno, i pasti, i compiti come le attività strutturate per i più piccoli, il gioco libero in autonomia e quello con gli adulti, i contatti virtuali con familiari e amici.

 

  1. IL BISOGNO DI ESPRIMERE LIBERAMENTE LE LORO EMOZIONI.

Strutturare un tempo in questo periodo non è affatto facile in quanto i bambini possono confonderlo con un periodo di vacanza (soprattutto per la chiusura delle scuole e il fermo di tutte le attività). I bambini, soprattutto in una prima fase, potranno manifestare atteggiamenti non collaborativi.

Gli adulti che hanno gli strumenti per comprendere la complessità della situazione attuale siamo noi, loro rimangono i bambini legati al mondo dell’immaginazione e dei desideri, ed è normale che esprimano le loro frustrazioni e la loro rabbia di fronte alle limitazioni che la realtà impone e che non possono pienamente comprendere. A noi resta il compito di gestire le loro reazioni accettandole con pazienza e fermezza.

 

  1. IL BISOGNO DI GIOCO E DI MOVIMENTO.

Chiusi in casa tutto il giorno tutti i giorni, soprattutto per chi non dispone di ampi spazi, terrazzi o giardini, non è facile gestire il bisogno di movimento proprio dei bambini. Saltare, cantare, correre e in generale muoversi in modo irrazionale è una vera e propria esigenza del bambino che confligge spesso con il bisogno di tranquillità e di silenzio degli adulti, specialmente in una situazione di particolare stress quale quella che stiamo vivendo. Il bisogno di movimento del bambino, insieme a quello di giocare, (e di trasformare tutto in un gioco: mangiare, lavarsi i denti, ordinare,…) cresce ancor più dopo sessioni di compiti, studio o giochi e attività sedentarie.

Come possiamo gestire tali bisogni specifici? Il primo passo è conoscerli per fare chiarezza evitando il rischio di interpretare questi comportamenti come azioni da sanzionare.

Il secondo è organizzare la giornata regolamentando tali comportamenti, ossia stabilire quando (in quale parte della giornata) e cosa è lecito fare nelle proprie case, in base agli spazi disponibili e al livello di “tolleranza” degli adulti, che è specifica per ogni famiglia . Esempi concreti sono il momento dei pasti, dei compiti, del riposo diurno e notturno, rispetto ai quali è utile inserire alcune regole per creare un clima funzionale alla situazione, ricordando che le regole, per essere rispettate dai bambini, devono essere semplici, chiare, coerenti (devono valere per tutti) e costanti (le eccezioni possono essere inserite quando la regola è acquisita).

 

  1. IL BISOGNO DI RELAZIONI UMANE.

Al tempo del Coronavirus ciò che forse ci manca di più, insieme alla libertà di movimento, è il libero “contatto” con le persone, familiari, amici, colleghi, vicini di casa e conoscenti. Allora, recuperando un concetto della collega pedagogista Erica Petrucciani, che ben esprime nell’episodio zero del suo podcast ConTatto – Genitori e Figli, sarà utile muoverci nelle relazioni familiari, al momento forzate e quindi probabilmente più faticose, “con tatto” ossia con rispetto, dolcezza, discrezione, umiltà, ricordandoci che tutti in famiglia soffriamo di questa forte riduzione di libertà, anche se magari la esprimiamo in modo diverso.

E’ utile quindi preservare nella giornata spazi ludici con i nostri figli e momenti di contatto virtuale con familiari e amici, stando attenti a mantenere ridotto soprattutto per i bambini il tempo di utilizzo di tv e tecnologia che, se momentaneamente calma la loro naturale agitazione e apre a noi momenti di libertà, rischia, ora più che mai, di riempire la loro quotidianità, rubando spazio al gioco e alle relazione umane di cui hanno bisogno per il loro benessere psicofisico.

 

Per quanto riguarda i ragazzi è utile sapere che il loro impulso ad uscire per incontrare il gruppo dei pari è molto più intenso di quello dei bambini e che quindi, anche per questo motivo, è normale che siano più difficili da gestire.

Da loro ci si aspetta maggiore capacità di comprensione della situazione dal punto di vista cognitivo, rischiando di sottovalutare le importanti difficoltà emotive tipiche di questa età, che li spingono spesso a comportamenti poco razionali. Conoscere e sintonizzarsi emotivamente su questi aspetti sono passi utili da compiere come genitori.

In questo momento storico, in cui l’urgenza Coronavirus ha forzosamente e drasticamente modificato la quantità di tempo di convivenza tra genitori e figli, gli aspetti ai quali porre attenzione con gli adolescenti per favorire la costruzione di una relazione educativa più funzionale (nonostante le difficoltà proprie della particolare fase di sviluppo dei ragazzi) rimangono gli stessi:

– alleanza/allineamento tra i genitori (anche qualora separati) sulle regole decise indipendentemente dalle posizioni individuali, che non devono essere espresse ai figli. In questo momento, all’interno della cornice delle indicazioni istituzionali sul tema del Coronavirus, è necessario in particolare concordare tra gli adulti una linea di comportamento familiare specifico che indichi in modo chiaro e coerente ciò che si può e ciò che non si può fare;

– prevedere la possibilità di “trattare” insieme con i figli tali regole, anche se su questo tema in forma limitata, favorendo la libera espressione e l’ascolto degli specifici bisogni dei ragazzi;

– definire (e se necessario scrivere) in modo chiaro le regole della famiglia che riguarderanno non solo i contatti con l’esterno ma anche la struttura della giornata: ritmo sonno-veglia, pasti, orario di studio, responsabilità individuali domestiche, utilizzo delle tecnologie.

Se in questa situazione di emergenza si favoriranno i contatti sociali virtuali, diventa ancor più importante da parte dei genitori conoscere e monitorare il mondo virtuale dei figli, con la stessa attenzione che solitamente si pone al loro mondo reale (salute, scuola, amicizie, sport, altre attività) per non lasciare fuori una parte importante della loro vita.

In particolare con gli adolescenti, ciò che maggiormente mette in difficoltà i genitori è la gestione delle reazioni dei figli, spesso sproporzionate o inadeguate, di fronte alle limitazioni e alle regole.

Saranno gli adulti a doversi mantenere calmi, ad evitare lunghi e ripetitivi discorsi, concentrando le loro energie nel tenere il punto su quanto stabilito e possibilmente concordato, mostrandosi capaci di tenere le distanze emotive dai figli quando non collaborano.

Ai tempi del Coronavirus sono gli equilibri familiari in generale che possono essere messi a dura prova per la lunga convivenza forzata di tutta la famiglia, alla quale nel III Millennio meno che mai si era abituati.

Si tenga conto che le persone a rischio di trovarsi in una situazione di sovraccarico emotivo-psicologico sono tendenzialmente le madri che lavorano. Oggi, infatti, molte di loro si trovano a doversi occupare full time della gestione della casa (pulire e cucinare per tutta la famiglia ora tendenzialmente sempre presente tra le mura domestiche) e dell’accudimento dei bambini dovendo contemporaneamente lavorare da casa (il cosiddetto smart working, che di smart ha veramente poco in queste condizioni).

La loro fatica è aggravata se i figli non hanno ancora raggiunto un’autonomia dal punto di vista scolastico e quindi se si trovano in prima linea anche nello sforzo di riadattamento dei bambini a una didattica a distanza.

Le madri lavoratrici oggi possono essere in famiglia le persone più esposte alle tensioni familiari, con un aumento del rischio di scaricare sui figli, soprattutto sui più piccoli, l’ansia e lo stress dalla vita ai tempi del Coronavirus. La responsabilità di proteggerli è compito di entrambi i genitori che possono cercare insieme nuovi equilibri nei carichi e nella conduzione familiare e anche nelle priorità.

Ad esempio è importante mettere a fuoco che, se è necessario che l’impegno scolastico dei bambini e dei ragazzi continui in questo lungo periodo a casa e che ciò può anche essere di aiuto nella strutturazione della giornata, non deve diventare ulteriore fonte di stress familiare.

La priorità è ascoltare i nostri figli per sapere come stanno vivendo questa nuova e difficile situazione, stimolarli perché esprimano le loro emozioni e sostenerli nell’affrontare al meglio questo periodo, perché se è complicato per noi adulti, non dimentichiamoci che può esserlo ancor più per loro, che hanno meno strumenti per comprendere cosa sta succedendo ed accettare le limitazioni alla libertà.

Questi intensi allenamenti nella relazione con i figli e nella coppia, dettati dall’emergenza attuale, se ben esercitati, potrebbero rappresentare un’occasione per mettere ordine nelle nostre vite e nelle relazioni familiari.

Genova, 22 marzo 2020

 

* Cinzia Leone: Pedagogista, Consulente familiare, Co-fondatrice del Centro medico psicologico pedagogico LiberaMente, Presidente ANPE Sede regionale Liguria.

Contatti: cinzia.leone@centroliberamente.it