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Articolo di Cinzia Leone*

L’articolo dell’avvocato Galluzzo, su Il Sole 24 ore del 15 marzo 2018, è utile ad introdurre alcuni riferimenti legislativi sul concetto di “responsabilità genitoriale”, dai quali non si può prescindere per cercare di comprenderne il significato che ha oggi.

Sappiamo che progressivamente, negli anni successivi alla riforma del 1975, si è passati da una visione patriarcale, autoritaria, adulto-centrica della famiglia, in cui il padre esercitava i suoi diritti sulla prole, oltre che sulla moglie, ad un visione in cui il potere dei genitori, riconosciuto analogo, doveva essere esercitato nell’interesse dei figli e della loro tutela. Il termine di “patria potestà”, che fa riferimento esclusivo alla figura paterna, è sostituito da quello più ampio di “potestà genitoriale”.

E’ poi con il regolamento europeo n. 2201/2003, la L. 10 dicembre 2012 n. 219 e il D.Lgs. 154/2013 che si passa ad un diverso concetto che regola la relazione genitori-figli: la “responsabilità genitoriale”.

Superando la concezione di “potere genitoriale” nei confronti dei figli, la nuova terminologia sottolinea l’esigenza di cura e di attenzione da prestare loro, e quindi pone enfasi sugli obblighi di entrambi i genitori, indipendentemente dalla natura, giuridica o di fatto, del vincolo che li lega.

L’art. 317 c.c. specifica poi che la responsabilità genitoriale di entrambi non cessa neppure a seguito di separazione o annullamento del matrimonio. L’esercizio della responsabilità genitoriale è regolato in tali casi dagli artt. 337 bis e seguenti del codice civile. Anche nell’ambito della crisi familiare, indipendentemente dal tipo di affidamento mono-genitoriale o condiviso, la responsabilità genitoriale deve dunque essere esercitata da entrambi.

     Quali sono i doveri dei genitori? Nel D.Lgs. 154/2013 troviamo scritto che i figli hanno diritto a:

  • essere mantenuti, educati, istruiti e assistiti moralmente dai genitori, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni;
  • crescere in famiglia;
  • mantenere rapporti significativi con i parenti.

E’ interessante notare che questo decreto legislativo non prevede più un termine certo di tali obblighi (prima fissato dall’art. 316 c.c. al compimento della maggiore età dei figli o alla loro emancipazione). Ora la cura che il genitore deve prestare al figlio, anche riguardo all’obbligo di mantenimento, prosegue fino al conseguimento dell’indipendenza economica (Cassazione 9 maggio 2013, n. 11020) che, nel III Millennio, se mai si raggiunge, avviene ben oltre la maggiore età.

Il D.Lgs. 154/2013 specifica anche i doveri dei figli nei confronti dei genitori che, rileggendoli, appaiono anacronistici non perché in contrasto con le esigenze attuali ma perché lontani dalla realtà di oggi. Essi sono:

  • rispettare i genitori;
  • contribuire, in relazione alle proprie capacità, alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia finché convivono con essa;
  • l’obbligo di risiedere presso la casa dei genitori.

     E’ interessante notare che a livello legislativo non esiste una reale definizione di responsabilità genitoriale per scelta del legislatore, nella consapevolezza che tale nozione debba essere riempita di contenuti con l’evoluzione socio-culturale dei rapporti genitori figli.

Che cosa significa quindi essere genitori responsabili nel III Millennio? E poi i genitori sono responsabili di cosa?

Nella mia pratica professionale di pedagogista, esperta in processi educativi e mediatrice familiare, da circa 20 anni lavoro con i genitori per aiutarli a sentirsi e ad essere più efficaci nella relazione con i figli.

Nel ruolo di responsabile dell’area pedagogica del Centro medico psicologico pedagogico LiberaMente incontro numerose famiglie che chiedono supporto alla genitorialità quando si sentono in difficoltà nella relazione con i loro figli: bambini, adolescenti o giovani adulti. Da molti anni sostengo i genitori con colloqui sia di coppia, sia individuali, sia familiari e con gruppi espressivi.

In ambito penale minorile, come responsabile pedagogica del Servizio di Progettazione Educativa per Minori ai primi reati (S.P.E.M.), da oltre tredici anni mi occupo di minori che hanno commesso reato e dei loro genitori, spesso disorientati da quanto accaduto, collaborando con il Circolo Vega, l’Ufficio Servizi Sociale per Minorenni, il Centro di Prima Accoglienza, la Prefettura, i Servizi per le Tossicodipendenze e gli Ambiti Territoriali Sociali del Comune di Genova.

Nell’ambito del progetto La Barchetta Rossa e la Zebra – che prevede numerose azioni coordinate a supporto dei bambini in fascia di età 0-6 anni, con un genitore in stato di detenzione presso le Case Circondariali di Marassi o di Genova-Pontedecimo – seguo, con colloqui e gruppi espressivi, genitori detenuti. Con loro il focus delle attività consiste nel promuovere la libera espressione sul tema dell’essere genitori e dell’esserlo nella situazione critica della detenzione, nonché nel rafforzare le competenze genitoriali attraverso un contatto con pensieri ed emozioni relativi alla relazione o alla mancata relazione con i figli. L’obiettivo, dunque, è l’empowerment genitoriale come risorsa per le relazioni familiari sia durante la detenzione, sia nell’ottica futura del rientro a casa.

     Come pedagogista, attraverso le diverse esperienze professionali di questi anni, ho costruito l’idea che la responsabilità genitoriale sia anche la capacità work in progress dei genitori di occuparsi dei figli modulando, nelle diverse fasi di vita, la loro posizione affettiva (nel senso di vicinanza/distanza nella relazione con i figli) e l’espressione delle loro emozioni (che vanno conosciute, riconosciute, consapevolizzate, gestite, prima di poterle usare in modo funzionale). Queste capacità sono necessarie per educare i figli, per metterli nelle migliori condizioni possibili per esprimere le loro potenzialità e per sviluppare gli strumenti necessari a far fronte alle difficoltà della vita. L’obiettivo è renderli autonomi e capaci di vivere senza dipendere da altri o altro.

     In questi termini la responsabilità genitoriale non è certo una capacità innata. Le persone che diventano genitori, responsabilmente possono allenarsi durante tutta la vita ad essere “sufficientemente buoni” (Donald Winnicot), cercando di superare i propri limiti e, in alcuni casi, impegnandosi ad affrontare anche gli “scheletri” chiusi da tempo negli armadi, perché diventare genitori significa, consciamente o inconsciamente, riaprire il cassetto dei ricordi e dei vissuti del rapporto con i propri genitori.

     La difficoltà di diventare genitori responsabili è determinata anche dalla necessità di impegnarsi a conoscere (informandosi) e a riconoscere (vivendo in modo empatico la relazione) i bisogni dei figli, che cambiano nelle diverse fasi di sviluppo, senza trascurare quelli personali e quelli del partner, e ricordando che anche i bisogni dei genitori possono cambiare nel tempo, soprattutto dopo l’arrivo dei figli. Se acquisita, la responsabilità genitoriale rimane una competenza delicata e instabile, che può subire alterazioni nella complessità degli eventi della vita, quali la presenza in famiglia di lutti, malattie, problemi economici, difficoltà nella relazione di coppia, ecc.

     Altro fattore di complessità del concetto di responsabilità genitoriale è che essa, nella sua forma piena, si realizza attraverso la relazione tra i genitori, inevitabilmente modificata dall’arrivo dei figli stessi, che possono mettere in discussione le basi su cui la coppia sino ad allora si è fondata. A ciò si possono aggiungere interferenze delle famiglie di origine, in particolare quando queste faticano a riconoscere e a rispettare il nuovo ruolo genitoriale dei figli.

     La responsabilità genitoriale si esplica anche attraverso il coraggio di aiutare i figli, compresi quelli piccoli, a comprendere il mondo che li circonda, dando loro sempre informazioni vere, tarate alla loro età, anche quando ciò significa comunicare situazioni difficili e complesse che li riguardano perché interessano la loro famiglia, quali ad esempio i reali motivi della separazione dei genitori, la carcerazione, la malattia mentale o fisica, la dipendenza da droghe o alcol, il lutto di un genitore o di una persona significativa per il figlio. (A riguardo segnalo un corso che è stato per me prezioso di Marco Chistolini: “Parlare ai bambini con difficili storie familiari”, organizzato in più edizioni dall’Istituto degli Innocenti di Firenze).

     Nel III Millennio la responsabilità genitoriale tende ad essere confusa con il desiderio dei genitori di vedere i figli felici; ciò li spinge troppo spesso ad accontentarli. Le scelte della famiglia oggi sono prevalentemente indirizzate a ciò che vogliono i figli: dove, come, con chi si trascorrere il tempo libero, cosa guardare alla tv, come spendere i soldi, cosa mangiare. I genitori sempre più spesso sono portati a coinvolgere i figli (anche molto piccoli) nelle decisioni che dovrebbero essere della coppia genitoriale, poiché espressione della loro responsabilità.

C’è poi chi è abituato a mediare alle incalzanti richieste dei figli, come strada alternativa da seguire anche quando si è convinti che non si debba assecondarli, per non doverli vedere tristi e arrabbiati. I bambini soprattutto a casa diventano ingestibili perché le regole, e quindi i limiti, non possono essere chiari e fermi se i genitori, in balia delle proprie emozioni presenti o passate, non si sentono in grado di reggere le reazioni dei figli, piccoli o grandi che siano. La rabbia dei figli aumenta così già durante l’infanzia. Non contenuti, bambini e adolescenti, anche se in modo diverso, con le loro continue sollecitazioni verso i genitori provocano a volte vere esplosioni di rabbia da parte degli stessi adulti, i quali provano poi sensi di colpa che li rendono ancora più confusi e incoerenti nelle comunicazioni successive con i figli.

Come la relazione di coppia può incidere anche in modo significativo sulla capacità di essere genitori responsabili, anche le dinamiche genitori-figli possono avere forti ripercussioni sulla coppia genitoriale e sulla loro capacità di accordarsi sulle regole educative e sui comportamenti educativi funzionali alla crescita dei figli.


* Cinzia Leone è pedagogista, specialista in processi educativi, mediatrice familiare, co-fondatrice del Centro medico psicologico pedagogico LiberaMente, Presidente Associazione Nazionale Pedagogisti Italiani della Sede regionale della Liguria.

** Articolo pubblicato sulla rivista L’Abbraccio del Centro di Solidarietà di Genova.