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Stress Centro LiberaMenteDi Tamara Mesemi *
psicologa psicoterapeuta, responsabile area clinica del Centro LiberaMente.

La valutazione del danno biologico psichico ed esistenziale rappresenta un settore molto specifico della psicologia giuridica. Il processo è riferito all’intento di valutare, in sede di risarcimento legale, l’eventualità di un danno biologico, di natura psicologica, e/o di un pregiudizio esistenziale (danno alla sofferenza), che un individuo può configurare dietro a un fatto lesivo di varia natura ed intensità. Tale azione professionale è rimandata, in prevalenza, alle competenze specialistiche della figura dello psicologo forense e dello psichiatra, i quali operano al fine di individuare, attraverso strumenti clinici (anamnesi, colloquio clinico, test psicologici, ecc.), la presenza di sintomi o condizioni psicopatologiche che possono essere state causate dai fatti lesivi riportati. È importante evidenziare che l’ambito è quello civile e che solo in alcuni casi specifici, quali i danni da mobbing, stalking morte, ci si riferisce anche all’ambito penale, dal quale peraltro l’iter risarcitorio ne è svincolato, continuando a seguire i criteri della legislazione civile.

Lo psicologo forense valuta dunque l’esistenza di un danno psichico e/o esistenziale che si affianca a quello organico rilevato e valutato dal medico legale con il quale lavora in stretta connessione, con un mandato molto preciso: evidenziare un danno determinato da un evento lesivo, cercando di rispondere ai quesiti legali ma al contempo mantenendo la propria identità professionale clinica, con tutti i principi deontologici che ciò comporta.

La Costituzione Italiana sancisce, nell’articolo 2043 c.c., l’importanza del risarcimento nel caso in cui un evento non sia fortuito e venga dunque riconosciuta una responsabilità (solo civile o anche penale, a seconda delle situazioni), da parte di terzi. Solo negli ultimi tempi la legislazione ha fatto enormi sforzi per intraprendere un cammino di riconoscimento e visibilità del danno psichico, anche se il dibattito dottrinale e giudiziario in tema di danno risale addirittura agli inizi dell’800, con la rivoluzione industriale e la diffusione delle fabbriche, momento storico che comportò un drammatico incremento degli infortuni sul lavoro. Nel 1999, una sentenza della Cassazione, conferma non solo che il danno biologico, al pari di ogni altro danno ingiusto, deve essere risarcito come pregiudizio conseguente ad un fatto lesivo, ma rileva l’importanza del danno di natura psicologica quale lesione dell’integrità psicofisica, come vera e propria lesione alla salute dell’individuo, diritto giuridicamente tutelato a livello costituzionale. Viene finalmente sancito giuridicamente il concetto di danno psicofisico nel senso che il danno può sussistere non solo a livello di lesione organica che produca postumi permanenti, bensì anche come presenza di sintomi psichici rilevabili dal punto di vista diagnostico. Tale affermazione è importante in quanto la valutazione del danno biologico può dunque articolarsi in due parti distinte ma interconnesse: una che individui i danni fisici e che è di esclusiva competenza del medico legale; l’altra che osservi possibili sintomatologie di natura psicologica e che compete allo psichiatra o allo psicologo forense. I professionisti coinvolti compiono un’attenta analisi sulla persona traumatizzata e valutano l’eventuale presenza di danni psichici che concorrono con quelli fisici, fornendo, quando presenti, importanti elementi che legano, con nesso di causalità, il disagio psicologico all’evento lesivo.

* Per informazioni sul riconoscimento del danno biologico psichico ed esistenziale e per una sua valutazione, contattate il Centro LiberaMente o scrivete a tamara.mesemi@centroliberamente.com

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